venerdì 1 dicembre 2006

Il silenzio di Jaffier-Venezia salva

Teatrometis

presenta



 
IL SILENZIO DI JAFFIER
di Maria Antonietta Vito
Oratorio liberamente ispirato a Venezia salva
di Simone Weil
con
VIOLA PORNARO - Simone
ANGELO ZAMPIERI - Jaffier
BARBARA MANGANO - Violetta
regia: FRANCESCO SALA
chitarra: MATHILDE CHIAPPONE
costumi: ANNA PETROSINO
musiche: Bach – Monteverdi – Gregoriano
consulenza: DOMENICO CANCIANI

Nel 1940 Simone Weil cominciò a scrivere una tragedia, Venise sauvée, ispirandosi al racconto contenuto nella Conjuration des Espagnols contre la République de Venise, la cronaca di Saint-Réal pubblicata nel 1674 che narra la congiura ordita, nel 1618 dal Marchese di Bedmar, ambasciatore di Spagna a Venezia, per mettere a fuoco la città e consegnarla nelle mani del Re di Spagna. L’esecuzione del piano fu affidata a Renaud, un anziano gentiluomo francese, e a Pierre, un avventuriero provenzale, responsabile delle operazioni militari. Il piano prevedeva un’azione notturna a sorpresa ai danni della città, con incendi delle case e uccisioni in massa. La notte prescelta era quella di Pentecoste. La figura poetica di Jaffier è ispirata al capitano francese Baldassarre Juven, che avrebbe fatto fallire la congiura rivelandone i piani al Consiglio dei Dieci, supremo organo di polizia della città, e pagando di persona il proprio coraggio.
Simone Weil, negli ultimi anni trascorsi a Londra avrebbe voluto completare la stesura di Venise sauvée, ma la morte glielo impedì. Di ciò fanno fede alcune lettere alla famiglia e le numerose note disseminate nei Quaderni. In lingua italiana il testo è stato tradotto da Cristina Campo, dapprima pubblicato presso la Morcelliana (1963), e successivamente da Adelphi (1987). Difficile da mettere in scena a causa della sua frammentarietà, il testo ha avuto in Italia una prestigiosa rappresentazione teatrale per la regia di Luca Ronconi presso il Teatro Stabile di Torino, nel gennaio 1994.
Il silenzio di Jaffier si ispira a Venezia salva distaccandosene nell’ideazione scenica e nell’elaborazione letteraria ma cercando, con umiltà e attenzione, di mantenersi assolutamente fedele allo spirito del testo. Simone diviene qui protagonista dell’azione, catturando il pubblico con la sua lucida e intensa meditazione sulla forza, sulla compassione, sull’ansia di giustizia della città terrena.
Alla sua voce, in un continuo gioco di canto e controcanto, s’intrecciano quelle di Jaffier e Violetta, ciascuna con l’accento che le è proprio: concitato e drammatico quello di lui, delicato e poeticamente visionario quello della fanciulla. Le musiche e i rumori d’acqua sono state scelte dalla regia per la profonda consonanza con il testo.


Breve nota biografica su Simone Weil

Simone Weil, nata a Parigi il 3 febbraio 1909 da famiglia ebrea, fu allieva di Alain, insegnò filosofia e, assai presto, si impegnò nel sindacato e nella riflessione politica su riviste d’ispirazione operaia. Nel 1934-35 volle compiere un’esperienza di lavoro in fabbrica per conoscere direttamente la fatica e l’oppressione della condizione operaia. Nell’estate del 1936, per un breve periodo, prese parte alla guerra di Spagna, altra esperienza che la segnò profondamente mettendola in contatto con la devastazione che la violenza opera nella coscienza e nei comportamenti dell’uomo. Dopo la tragica vicenda spagnola, durante due brevi soggiorni in Italia (1937 e 1938) entra in contatto con la bellezza dell’arte e della cultura italiana, visitando in particolare Firenze, Roma, Venezia e Padova, dove rimase affascinata dagli affreschi di Giotto e Mantegna. In seguito, sfollata a Marsiglia durante l’occupazione nazista, si impegnò nei movimenti di resistenza e strinse amicizia con il domenicano padre Joseph-Marie Perrin, con cui avviò un intenso e non facile dialogo spirituale. Fu quello, per lei, un periodo straordinario per fecondità di riflessioni e di scrittura; redasse i Quaderni, numerose lettere e i grandi testi sulla sventura, sull’amore di Dio e sull’esperienza mistica. Dopo un breve soggiorno negli Stati Uniti, tornò in Europa, a Londra, ove lavorò nei servizi di France libre del Général De Gaulle. Lì morì di tubercolosi il 24 agosto 1943.
I suoi scritti furono in massima parte pubblicati postumi sia dal padre Perrin e dal filosofo tradizionalista Gustave Thibon, sia da Albert Camus e da Simone Pètrement. Attualmente è in corso presso l’editore Gallimard la pubblicazione delle Opere Complete, prevista in 16 volumi. Quasi tutti i suoi scritti sono disponibili anche in lingua italiana.